Giorno 4: progetti in bozzolo!

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La mattinata comincia con la presentazione dei progetti, o meglio, dei progetti ancora in bozzolo, perché sarà nel corso della giornata che prenderanno la loro forma definitiva.

Un’equipe alla volta, tutti sono saliti sul palco per raccontare ai compagni il loro punto di partenza, ossia, le premesse, gli obiettivi e i destinatari delle azioni progettuali.

I progetti parlano di inclusione a scuola, di parchi giochi per tutti, di eventi sportivi integrati, di sitting volley nelle assemblee di istituto, di campi estivi dove i ragazzi con e senza disabilità possano incontrarsi e stare insieme. Idee sempre concrete da realizzare nei luoghi frequentati proprio da loro.

Oggi il lavoro entra nel vivo: bisognerà concludere la stesura delle schede progettuali e pensare alla lezione all’incontrario di domani.
I ragazzi saranno protagonisti e questa volta saranno loro a insegnare qualcosa ai compagni, agli insegnanti e a tutti i volontari incontrati in questi giorni.
Saliranno nuovamente sul palco per presentare il frutto del lavoro della settimana. Un punto di arrivo importante, o forse un nuovo opunto di partenza.

 

Gambe (o ruote) alle idee!

Un’idea (e qui nell’aria già ne frizzano tante) per  diventare concreta, ha bisogno di gambe, braccia, ruote, insomma di strumenti che permettano di passare dal sogno alla realtà per costruire davvero un cambiamento. Oggi al Wo.Pa. proviamo a fare proprio questo.

Scrivere un progetto, vuol dire analizzare il contesto, mettere a fuoco un problema per mirare al meglio all’obbiettivo che va poi declinato. Obiettivi misurabili e verificabili, da raggiungere attraverso azioni pratiche. Ciò che resterà nero su bianco sui formulari, dovranno essere sei progetti realizzabili e alla portata dei ragazzi.  A questo punto, buon lavoro a tutti!

Perfetti? No grazie :-)

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Monica e Francesca allestiscono i cartelloni che identificano gli spazi dedicati alle associazioni

“Chi di voi è perfetto?” “Speriamo che nessuno alzi la mano, nel caso dovremmo interpellare un bravo psichiatra”. Pomeriggio di incontri speciali, parole e storie, tante storie, al Wo.Pa. Conoscere cosa fa un’associazione di volontariato ma soprattutto perché lo fa, è molto interessante per chi si appresta a costruire un progetto.

Dalle testimonianze di chi è volontario nella disabilità, emergono infatti le diverse strade che è possibile percorrere per dare una soluzione a un problema. Quindi stimoli e idee nuove, oro per le equipe di lavoro costituite dai ragazzi.

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Sanseverina ASD e Con-tatto
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Associazioni Non ti scordar di me e Il Faro 23

 

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Polisportiva Gioco
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ANMIC
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Sostegno Ovale
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Fa.Ce.

 

E’ emerso in ogni tavolo che, anche se non è tutto rose e fiori e i problemi quotidiani sono davvero tanti,  ciò che fa la differenza è lo spirito con cui li si affronta. “Per affrontare la disabilità, ci hanno raccontato, è anzitutto necessario accettare sé stessi. Si è come si è”. “La disabilità non arriva con le istruzioni incluse, devi reinventarti tutto”. Cosa inventeranno i ragazzi domani?

Altro ingrediente segreto delle nostre associazioni è praticare ogni giorno il motto “l’unione fa la forza” anche perché, di fronte a un problema, “c’è chi butta giù la porta e chi rinuncia”. Essere un gruppo permette di contaminarsi, sostenersi e portare avanti insieme i diritti di tutti. “Perché anche le persone con disabilità possano uscire dalle loro case ed essere protagonisti delle proprie  vite”. Sul lavoro, a scuole, attraverso lo sport e il tempo libero.

Da domani le equipe lavoreranno proprio per questo, per guardare nella stessa direzione di chi hanno incontrato qui e magari costruire un pezzo di un futuro che possa migliore per tutti. Domani l’alternanza scuola lavoro prevede di  cominciare  a scrivere i progetti prendendo dimestichezza con gli strumenti operativi necessari.

Conoscere, prima di tutto

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Per affrontare un progetto è necessario anzitutto mettere a fuoco il tema. A questo sono serviti gli incontri di oggi: comprendere la complessità e guardare alla disabilità dotandosi degli strumenti culturali, linguistici… adeguati. Sapere ad esempio che ci sono diversi tipi di disabilità e quali sono, quali sono i termini corretti da utilizzare nella comunicazione ma anche nel nostro parlare comune, smascherare i meccanismi che mettiamo in atto, anche involontariamente, di fronte a una persona con disabilità, comprendere quali sono le leggi, i diritti in gioco, senza ignorare la sfera delle emozioni. Insomma, gli esperti ci hanno portato dati, esperienze e pensieri che serviranno di certo per dare sostanza alle idee progettuali che nasceranno.

Le “fonti di informazione” e gli aspetti sui quali i gruppi hanno cercato di fare luce sono:

Matteo  Ghillani, Cooperativa sociale Insieme
Le differenti tipologie di disabilità e l’influenza degli stili e dei contesti ambientali di vita

Danilo Amadei, CEPDI
I diritti delle persone con disabilità: lo stato dell’arte oggi

Dimitris Argiropoulos, docente di pedagogia speciale UniPR
Come è cambiata nel tempo la percezione della disabilità

Cesare Pastarini, giornalista e Rita Merusi, Cepdi
La narrazione della disabilità: mass-media e letteratura

Davide Rossi, Consorzio Solidarietà sociale
Il lavoro per le persone con disabilità: orientamenti, normative e esperienze in corso

Daria Vettori, psicologa
Il bullismo nella relazione con la disabilità

 

Le vite degli altri sulla pelle, la propria

Che dire di tutto ciò che è successo oggi pomeriggio? Il Wo.Pa. ha aperto le porte a tante esperienze positive che abbiamo dietro casa e magari lo ignoriamo. I diversi spazi del grande edificio di via Palermo sono stati animati da altrettante associazioni; i ragazzi, divisi a gruppi, hanno girato da una all’altra in un percorso a tappe davvero sorprendente. Piccole escursioni fra destinazioni molto speciali. Eccole

Danceability

OLYMPUS DIGITAL CAMERASuggestioni di musica e corpi danzanti: la prova provata che tutti possono danzare, ciascuno al suo passo. E che emozione, solo a guardare.

 

Gioco Polisportiva

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La Gioco ci ha fatto provare a sederci nei panni di un atleta di wheelchair basket (quello che i profani chaimano basket in carrozzina) o di sitting volley. Qualcuno a commentato che il senso di impotenza che si prova è davvero grande. Magari si pensa di essere dei discreti pallavolisti ma poi ci si ritrova di colpo imbranati.

 

ASD Sanseverina
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Luciano lo dice nel più efficace dei modi e ci fa capire lo spirito di questa associazione sportiva: “noi non giochiamo per vincere ma per stare in compagnia e divertirci. E per voler bene all’avversario, quando perde”.
Ecco una realtà, la Sanseverina ASD, che vede lo sport non per i risultati tecnici (chi vince, chi perde…) ma per quelli raggiunti dalla persona che, grazie a quell’esperienza, ha potuto crescere.

 

 

 Luca Righetti, Abili allo sport

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Il mio motto? “Se lo fanno gli altri, perché non lo posso fare anch’io?” E infatti! Luca Righetti ha fatto di molto ma molto meglio. E’ diventato un campione nello sport, fino alle Para olimpiadi!
Storia di chi ce l’ha fatta a vincere, con grinta, costanza e determinazione.

 

Sostegno ovale e il rugby che include

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La cosa fondamentale del rugby? Il passaggio. Serve collaborazione e fiducia, in sé e nei compagni. L’associazione Sostegno ovale ha donato la testimonianza di un percorso che ha aiutato persone in difficoltà psicologica e fisica a superare la propria situazione e a riscattarsi. Lo sport e il gioco di squadra sanno fare miracoli? O i miracoli li fanno proprio i protagonisti che sono in campo?

 

 

Il gioco di ruolo per mettersi nei panni degli altri – Con Umberto della Polisportiva Gioco

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Immaginatevi assetati e senza la possibilità di parlare né di usare braccia e gambe. Come fare a chiedere aiuto? Quali strategie di comunicazione per avere quel bicchiere d’acqua che da soli mai e poi mai sareste in grado di raggiungere?

Se la situazione è insolita per tutti i nostri ragazzi, per tante persone con disabilità è la norma. Sperimentare questa condizione, è stato spunto per pensare in modo diverso. Non è semplice aiutare gli altri ad aiutare. Umberto, atleta della Polisportiva Gioco, che ci ha fatto capire ancora di più. Umberto ha imparato tanto dalla relazione con gli altri, pure a usare tanta ironia. Saper scherzare sulla propria disabilità, ci ha raccontato, è fondamentale per superarla.

 

 

Vite speciali

OLYMPUS DIGITAL CAMERANormodotati! Chi di noi vuole essere semplicemente normale? “Non possiamo avere una vita normale, ciascuno deve averne una speciale”.  Walter Antonini, di ANMIC con Andrea Grossi del CIP Comitato italiano paralimpico ci aiutano a entrare nel tema disabilità da esperti. Con le loro testimonianze di vita e la loro profonda conoscenza di questo ambito.

Raccontano ad esempio dell’origine della parola handicap (in inglese “mano nel cappello” e no, non è un caso) e dei termini che si sono susseguiti nell’uso comune per definire una persona con disabilità. Il linguaggio ha fatto molta strada ed è cresciuta pure la cultura dell’inclusione. Sì, perché le barriere da superare non sono solo architettoniche ma anche culturali, nella scuola, nello sport, nel tempo libero… e partono anche da ciascuno di noi.

E così abbiamo capito che la questione gira tutta intorno alla necessità di rendere accessibili le opportunità. Perché tutti possono fare qualsiasi cosa, persino diventare campioni. A proposito, chi lo sapeva che la parola campione nell’etimo significa “lottatore”?