Giorno 3: non stiamo fermi!

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Due giorni passati a riflettere, informarsi, conoscere le mafie hanno iniziato ad accendere le micce alle idee.
Come facciamo ora a far uscire da qui le consapevolezze che abbiamo raggiunto?
Come facciamo a far sì che il 21 marzo ci sia una città intera a sfilare in occasione della Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie?
E come facciamo a rendere questa manifestazione un momento di grande coscienza che non si esaurisca in qualche ora in piazza?

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Le idee iniziano a prendere forma di progetto. Il terzo giorno, al Wo.Pa. è dedicato proprio a questo: fermarsi e mettere nero su bianco i prossimi passi concreti.

Guidati dai formulari di progetto si ragiona di analisi del contesto, individuazione del problema e definizione degli obiettivi.

Il problema della disinformazione e l’obiettivo di sensibilizzare i coetanei è trasversale a tutti. Qualcuno comincia a porre le basi per un video, un prodotto di semplice divulgazione che ci aiuti a far conoscere il tema e a invitare ad attivarsi il 21 marzo.

Qualcuno pensa a delle interviste, in gruppo si inseguono le domande giuste, quelle capaci di colpire e di aprire i cuori. Qualcuno ragiona di social, chi ha competenze più specifiche, le mette a disposizione; altri cercano ispirazione sul web. Così i lavori iniziano a fervere intorno a quei tavolini.

Strade già tracciate

Nella cassetta degli attrezzi del buon progettista non può mancare la conoscenza delle buone prassi che qualcun altro ha messo in campo prima di noi. Ecco il senso degli incontri di oggi pomeriggio: conoscere alcune esperienze già realizzate sul nostro territorio con lo stesso obiettivo dei progetti che nasceranno qui, contrastare le mafie, promuovere la cultura della legalità, fare pensare…

Licia Gambarelli, Zona Franca, ha raccontato ai ragazzi come sia possibile fare antimafia attraverso il teatro, che emoziona e arriva al pensiero passando dal cuore. Lo spettacolo “Panni sporchi” ci parla di mafia anche passando attraverso gli occhi di alcune donne. Sono storie, vicende a tinte forti, contrastanti. Ad esempio c’è la giovane Rita Atria, che alla mafia sceglie di darla vinta, togliendosi la vita. Ma c’è anche Ninetta Bagarella, sposa di Totò Riina, che guarda oltre la bestia e ama, senza vergogna. Sono i sentimenti umani, la paura, la fierezza, la cecità, la bellezza… Tutto trova spazio sulla scena, senza giudizio.

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Giulia Gatti del coordinamento di Libera Parma, ha raccontato di un incontro che le ha cambiato la vita, quello con Tiberio Bentivoglio, un piccolo imprenditore di Reggio Calabria che ha detto no alla mafia, pagandone ogni conseguenza sulla propria pelle.
Giulia non ha voluto lasciare solo quell’uomo e ha portato la sua storia qui. L’ha raccontata ai ragazzi delle nostre scuole, alle associazioni… Ha provato a farla arrivare ancora più in là con il Festival, Via Libera fatto di eventi e iniziative in nome di Tiberio e della cultura della legalità, nei tre comuni di Roccabianca, Traversetolo e Montechiarugolo.

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Paolo Bertorelli dello SPI, ha parlato dell’esperienza del Campi estivi fatti con i ragazzi, a Salsomaggiore, in uno dei tanti luoghi confiscati alla mafia e dei laboratori di due giorni che portano i giovani a ragionare e dibattere insieme del problema. Incredibili esperienze intergenerazionali: chi partecipa cambia la sua vita e si ritrova naturalmente testimone di una cultura nuova.
Per i ragazzi vedere che esistono anche a pochi chilometri da qui (Langhirano, Berceto, Salsomaggiore…), beni tolti alla mafia per diventare luoghi della collettività, è stata sicuramente una scoperta importante.

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Chi invece ha incontrato Mirco Zanoni di Casa Cervi e Aldo Montermini di ANPI ha capito l’importanza di preservare la memoria e i luoghi che ne sono “condensatori”; ha capito cosa unisce in modo stretto la storia dei partigiani con quella di chi si è opposto alla mafia, da Falcone in avanti. Un filo rosso che tesse fra loro parole (che poi sono idee, concetti) come costituzione, legalità, giustizia, impegno e responsabilità.

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Marco Gallicani di Banca Etica, ha parlato di come funziona una banca, di come questa può svolgere un ruolo sociale e fare scelte diverse che non seguano la logica del profitto ma dell’etica. Perché quando si dice che il denaro non ha odore, si compie una leggerezza. Che uno odi i soldi o che ne faccia la sua ragione di vita, deve saperlo: non tutte le banconote hanno alle spalle la stessa storia e la stessa dignità, così come non tutte le attività che una banca può finanziare sono ugualmente edificanti e buone. Anche in questo caso, l’arma di cui ciascuno può dotarsi è il grande potere della scelta.

Giorno 2: tempo dell’ascolto.

Per avvicinarsi a un progetto, bisogna essere informati. Ecco a cosa servono le fonti di informazione, ed ecco il per la mattina al Wo.Pa. comincia con la testimonianza di quattro esperti che si sono messi a fianco dei ragazzi per aiutarli ad aggiungere Sapere nuovo alla propria “cassetta degli attrezzi”.

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Paola Dal Monte, magistrato, parte chiedendo lei ai ragazzi di portare le loro idee. E forse li spiazza. Parla di reati, di pubblica amministrazione, di corruzione…  Ma soprattutto esorta all’impegno personale, la cosa che costa di più, che chiede fatica e sacrificio.

Il rispetto delle regole comporta un impegno personale che a volte va al di sopra di quel che siamo disposti a dare. Perchè è molto più facile aggirare le regole che la legge ci pone. E di fronte a un concorso, a un bando, a volte è molto più semplice chiedersi “ma io chi conosco che possa aiutarmi?” E’ questo l’atteggiamento anche molto italiano che dovremmo scardinare. La legalità dipende da ciascuno di noi. Non è una cosa che possiamo pretendere se non siamo i primo ad essere disposti a dare. Perché comporta scarifichi personali che non sono indifferenti.

E su tutto tre parole chiave: legalità, trasparenza, uguaglianza.

 

Gabriele Balestrazzi, giornalista, quarant’anni a servizio della cronaca della città, esorta a farsi sempre delle domande.

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La prima la pone lui: “siamo anche noi inconsapevolmente dei mafiosi?”.  E racconta delle infiltrazioni della mafia nella Parma di tutti i giorni e di riflessi di cui non sempre ci accorgiamo. Dalla pizzeria sotto casa, alla squadra di calcio, ai locali dove andiamo a divertirci il sabato sera, alla canna che ci propongono per strada. Invita a “mantenere  sempre le antenne ben dritte” e a fare di ogni giorno una scelta, per non rischiare di ritrovarsi complici.
La forza della mafia sta nella sua capacità di lavorare sott’acqua e la prima scelta che si può fare è  di essere persone informate, che usano lo smartphone non solo per perdersi nelle sciocchezze ma anche per capire ciò che accade, conoscere la storia e saperne di più.

OLYMPUS DIGITAL CAMERAL’informazione la facciamo noi giornalisti, ma la fate anche voi”…

 

Salvo Taranto, giornalista, storico, libraio, militante di Libera; della storia delle mafie, conosce ogni piega ed è questa conoscenza che mette sul tavolo, a disposizione dei ragazzi. Salvo racconta, un racconto coinvolgente e profondo.

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Parla della genesi di tante parole che ora ci sono note ma che fino a pochi anni fa, non lo erano. “Cosa nostra”, ad esempio. E’ solo dagli anni ’80 che sappiamo essere questo il nome della mafia siciliana. O “pizzo”, termine mediato dal linguaggio carcerario, rappresentava  la tassa che il nuovo detenuto doveva pagare per guadagnarsi il diritto di dormire sdraiato, sopra un “pezzo di terra”, appunto. Salvo declina la mafia, in ‘ndrangheta, cosa nostra, camorra, ne racconta i riti, i legami col potere, ne ripercorre la storia dalle origini, passando per gli anni ’70, ’80 fino a oggi. Le domande dei ragazzi, tante, fanno ben sperare. Forse questa storia non è apparsa poi così lontana…

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Giuseppe Braglia, segretario della CGL, un impegno nel sindacato che va oltre. Ha parlato ai ragazzi di mafia e appalti, di bandi al massimo ribasso, di diritti di lavoratori violati. Ha colpito, raccontando di come la mafia sia infiltrata in tantissimi aspetti della nostra economia e di come, di fronte alle infiltrazioni mafiose, ci si può aspettare di tutto e le regole saltano. Per contrastare questa catena, serve una rete, tessuta dalla società civile, dalle associazioni, dalle aziende, dalle istituzioni….

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La strada è iniziata, serviamo anche noi.

 

Mafia: la parola ai ragazzi

plenariapomeriggio1

Oggi pomeriggio sono i ragazzi, guidati da Massimiliano Filoni di cooperativa Giolli, a dare parole alla loro idea di mafia e a condividerle.

Escono tante idee, ricche, colorate, sfumate. E tante immagini.

Qualcuno associa la mafia all’immagine di tre maschere, che a sua volta rappresentano persone, legate da un filo che toglie loro libertà di movimento.

maschere

“La mafia è prigionia – dice qualcuno dalla platea –perché è una cosa da cui non riesci a uscire”

“la mafia è oppressione, perché ne sei perseguitato”, gli fa eco un’altra voce fra i ragazzi.

“I mass media ci trasmettono l’idea che la mafia è una tragedia, un veleno che penetra, una orgizzazione nascosta che lavora sotto sotto, un’epidemia”.
Cosi’ dicono i ragazzi ma Massimiliano, che anima questa assemblea pomeridiana rilancia: tragedia, sì.  Ma noi sappiamo che i personaggi delle tragedia affrontano il loro destino ché già tracciato e funesto e l’affrontare le sfide che la storia mette loro davanti, li rende eroi.
Ma noi è di eroi che abbiamo bisogno? O di uomini e donne comuni che fanno il loro dovere, nella quotidianità. Gli stessi Falcone e Borsellino non volevano essere designati come eroi ma come persone che, semplicemente, facevano ciò che erano chiamati a fare.

plenaria pomeriggio

E poi ancora: di che colore sono i Cento Passi che ci potano al 21 marzo? chiede Massimiliano.

Sono verdi, verde come la speranza in un futuro di legalità e di giustizia

Sono bianchi, perché bianco è il colore della pace. 

Sono blu, perché blu è il colore del mare, del cielo. Quindi il colore della libertà, che è partecipazione. 

Indaco, il colore del dialogo che ci deve essere fra i cittadini e lo Stato. 

Giallo come il sole, fonte di calore ed energia, il sole che dà la vita. Perché il percorso tracciato dai Cento passi, è fatto di eventi che danno la speranza. 

E infine rosso. Rosso come il sangue degli innocenti che ci hanno insegnato tutto questo. 

 

 

Chi viaggia con noi: Libera

Dopo il lavoro in equipe che ha portato i ragazzi a cominciare a conoscere i nuovi “colleghi”  e a confrontare i propri immaginari sulla mafia (quali esperienze pensiamo siano mafiose? ci hanno mai riguardato? quali immagini possiamo associare alla mafia e quali no? … ),  la seconda plenaria della giornata ha portato sul palco Emilia Bennardo che ha parlato della realtà di Libera e di ciò che fa a Parma e in tutta Italia per contrastare il fenomeno mafioso.

Cominciamo a dare un contorno all’obbiettivo dei progetti che emergeranno. Il prodotto finale al quale approderanno le cinque equipe composte dai ragazzi, saranno altrettanti progetti orientati a preparare e promuovere la Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie. E’ proprio Libera la capofila di questa manifestazione straordinaria che ogni anno cresce e diventa più dirompente. Il 21 marzo, primo giorno di primavera.
Quest’anno sarà proprio Parma ad ospitare la manifestazione regionale.

Mafie- progettare la legalità, giorno 1

Dopo il lavoro in equipe che ha portato i ragazzi a cominciare a conoscere i nuovi “colleghi”  e a confrontare i propri immaginari sulla mafia (quali esperienze pensiamo siano mafiose? ci hanno mai riguardato? quali immagini possiamo associare alla mafia e quali no? … ),  la seconda plenaria della giornata ha portato sul palco Emilia Bennardo che ha parlato della realtà di Libera e di ciò che fa a Parma e in tutta Italia per contrastare il fenomeno mafioso.

Cominciamo a dare un contorno all’obbiettivo dei progetti che emergeranno. Il prodotto finale al quale approderanno le cinque equipe composte dai ragazzi, saranno altrettanti progetti orientati a preparare e promuovere la Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie. E’ proprio Libera la capofila di questa manifestazione straordinaria che ogni anno cresce e diventa più dirompente. Il 21 marzo, primo giorno di primavera.
Quest’anno sarà proprio Parma ad ospitare la manifestazione regionale.