Il nostro Daily bread

 

Siamo il cibo che mangiamo, i giochi che abbiamo giocato, gli amici che abbiamo incontrato, i libri che abbiamo sottolineato e siamo le nostre relazioni.

E’ quel che ci dicono i ragazzi nel video che hanno realizzato insieme a Gianpaolo Bigoli e che trovate in apertura della mostra. Le immagini leggere ma profonde dei ragazzi, ci introducono ai venti pannelli che costituiscono la mostra.

 

Si raccolgono i frutti

Oggi giornata piena. Tutto è pronto: la mostra è allestita in ogni dettaglio, le didascalie sono al loro posto, le guide hanno provato e riprovato, il video è sullo schermo, le ragazze delle performance teatrali hanno preparato i tre angoli dove si svolgeranno.

Questa presentazione richiede JavaScript.

Un momento ufficiale in plenaria dà la cornice ai lavori di questa settimana e poi via, tutti giù al museo per la prima.

E’ una grande soddisfazione raccogliere i frutti di un lavoro che ha coinvolto davvero tutti. Ciascuno ha dato il meglio, in questi giorni e si vede.

Ci siamo quasi!

Oggi è venerdì, penultimo giorno di Laboratorio: la settimana si sta concludendo, domani inaugurerà la mostra e si raccoglieranno primi frutti del lavoro di questi giorni 

Gli altri frutti, quelli legati alle competenze che i ragazzi hanno acquisito o alle suggestioni che questa esperienza ha generato in loro, siamo sicuri che germoglieranno con il tempo.
Il diario di bordo che ognuno è tenuto a compilare è uno strumento utile per fermarsi,  ricapitolare quanto appreso e, ripensando a se stessi in questi giorni, e mettere nero su bianco i passi fatti.  

Questa presentazione richiede JavaScript.

Si respira un buon clima, tutti sembrano appagati. Lo abbiamo chiesto ad alcuni di loro, fra un lavoro e l’altro ed ecco alcune cose che ci hanno detto nei corridoi:  

E’ stata un’esperienza diversa, innovativa, che ci ha permesso di uscire da scuola e provare a fare cose nuove.  

Ci ha aiutato a socializzare, integrarci meglio con i compagni e a conoscere persone nuove. 

E’ stato un modo per staccare dalla normale routine, ed è stato importante. Dovrebbe avvenire sempre un momento in cui ti fermi. Dopo guardi le cose in modo diverso.  

Non mi aspettavo che sarebbe stato così coinvolgente. 

Mi ha aiutato a relazionarmi con le altre persone, stiamo lavorando insieme ed è questo il senso. 

In pensiero? Positivo! 

E’ stato anche divertente.  

 

Domani, a chiusura dell’esperienza, ci sarà un momento di valutazione interno ai gruppi e sarà l’occasione per condividere ciò che è andato, ciò che non è andato ma anche le emozioni e le fatiche di questi giorni di laboratorio. 

 

La mostra? Ve la raccontiamo noi!

Il lavoro di oggi è stato operativo, i ragazzi divisi in quattro gruppi hanno progettato: l’allestimento, una performance, le visite guidate, un video.

Il video
Il video è l’introduzione alla mostra ed è ovviamente ispirato ai contenuti di Gregg Segal. I ragazzi ci hanno lavorato mettendoci dentro tutta la loro freschezza: è  giocoso e divertente e vuol fare riflettere senza puntare il dito. Cosa si prova nell’assaggiare cibi diversi? In che modo i nostri gusti possono essere messi in relazione con quelli degli altri?

Il video racconta, facendoci sorridere, che l’educazione alimentare si apprende da piccoli ed è legata alla nostra identità, alla nostra storia. Per questo ci sono infiniti modi di mangiare. E non è stato difficile raccontarlo, perché il gruppo è naturalmente multiculturale, lo specchio del mondo che lo stesso Segal mostra nelle sue foto.

 

L’allestimento dei pannelli
Scegliere come disporre le foto, vuol dire offrire già una chiave di lettura ai visitatori. E’ su questo che hanno ragionato i ragazzi, confrontandosi sugli abbinamenti, sul percorso, su come far dialogare le foto con gli oggetti esposti al Museo. E ogni scelta è una piccola responsabilità, per questo nulla va lasciato al caso.

 

Le visite guidate 
Chi guida i visitatori ha un ruolo difficile: non si tratta di illustrare con un linguaggio corretto la mostra. Si tratta di coinvolgere le persone, di appassionarle alle immagini che  guardano e di fargliele vedere con svariati occhiali, di far comprendere le scelte che ci sono dietro agli scatti, come sono nati e perché. Insomma è un lavoro complicato che richiede una profonda comprensione e consapevolezza. E’ a questo che i ragazzi si stanno preparando, studiando a fondo le foto e la poetica che ha guidato le scelte di Segal.

 

La performance teatrale:
Vivere per mangiare, mangiare per vivere? E’ una delle domande che ha guidato le ragazze nel pensare ad una performance che ci faccia riflettere sul nostro rapporto con il cibo. Quante volte mangiamo di fretta, quante senza consapevolezza, quante per noia o per spezzare il tempo? E a chi non è capitato di mangiare davanti a uno schermo in modo distratto, senza davvero gustare il cibo?
Sabato, quando la mostra inaugurerà sarà grazie a loro che questa mostra ci apparirà ancor più coinvolgente.

 

Di nuovo al lavoro

Questa presentazione richiede JavaScript.

Nella seconda parte della mattina, i gruppi si rimettono al lavoro. Si continuano a esplorare gli scatti di Segal. Esplorando emergono altri piani di lettura che vanno oltre la piacevolezza e le emozioni che ogni scatto accende dentro ciascuno.

Si ragiona sul messaggio, sulle storie dei piccoli protagonisti, sulle abitudini alimentari, sulla relazione fra cibo e culture, sugli stereotipi…. Discussioni e confronti dove si inseguono domande e pensieri. E quanta ricchezza intorno a questi tavoli.

 

 

Il museo è uno scrigno

Questa presentazione richiede JavaScript.

Oggi conosciamo il museo cinese, uno scrigno di meraviglie, oggetti curiosi, storie custodite come piccoli tesori.

Ci guidano Padre Alfredo e Maurizio che del museo conoscono ogni angolo.

Sapere cosa contiene, respirarne l’atmosfera, coglierne lo spirito sarà fondamentale per poter progettare il migliore allestimento di Daily Bread. L’efficacia dell’esposizione dipenderà anche dal nostro lavoro. E’ una sfida importante.

Lo staff

 

Francesca, Francesca, Gianpaolo, Irene, Petra, Roberto, Rosanna: in ordine alfabetico ecco i nomi di chi coordinerà i lavori dei ragazzi. Non hanno le risposte in tasca, né sanno dove andranno ad approdare gli esiti di questi cinque giorni di Laboratorio.
Ma così deve essere: un bravo facilitatore sa portare le persone a trovare la strada e la soluzione facendola emergere dal confronto e dal gruppo.

E’ la magia della progettazione condivisa. Le idee prendono forma pian piano, passando spesso dal caos. La soluzione arriva dalla scelta comune fra i tanti contributi e le diverse proposte. Ed è quella giusta, proprio per questo.