Inclusione sociale: meta lontana?

Ecco la riflessione di una delle sei equipe di lavoro. Il progetto che presenterà domani, riguarda proprio l’inclusione attraverso attività, da realizzare insieme ragazzi disabili e non, come lo sport, la danza e il teatro.

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Stando a contatto con il mondo che circonda le persone con disabilità, fra le tante problematiche, ciò che più ci ha colpito  sono state l’esclusione e la demonizzazione sociale che queste persone, fin da giovanissime, devono affrontare.

Spesso famiglie indignate si riuniscono, fondando associazioni per garantire ai propri figli diritti basilari come l’inclusione sociale. Abbiamo ascoltato la storia di rappresentanti dell’Associazione “Nontiscordardime” che, come mamme, subiscono in parte la discriminazione affrontata dai figli.

Riportiamo le loro parole: “Alla fine delle superiori o della scuola dell’obbligo, la vita sociale di mio figlio era terminata”. Si può cogliere quindi che i rapporti d’amicizia che si instaurano tra ragazzi normodotati e disabili durante il periodo delle scuole di secondo grado, non sono durature e sufficientemente importanti.

Così come i genitori della “Nontiscordardimè”, molte altre associazioni di volontariato (fra Parma e provincia se ne contano 67) si impegnano quotidianamente per migliorare ogni aspetto della vita di una persona disabile: associazioni sportive, come Polisportiva Gioco, associazioni con scopi ludici, come Faro23, e molte altre.

Il volontariato ha sempre preceduto le riforme legislative. Negli anni si è passati da un volontariato più assistenzialista volto alla beneficienza, a un volontariato più incentrato sull’ottenimento di diritti per persone con disabilità. Infatti, il vero problema da affrontare, non è la disabilità in sé, bensì il rapporto con la società nella quale il disabile è inserito.

A livello normativo, vi sono state la Riforma Sanitaria del 1978 e la Riforma dell’Assistenza del 2000, prime, seppur rudimentali, forme di progresso. Prima degli anni ’80, l’unica forma di aiuto che lo Stato offriva ai disabili era l’istituzionalizzazione dentro a istituti “confinanti”; in seguito alla Riforma Sanitaria del ’78, sono nati dei servizi per la riabilitazione, la socializzazione e la possibilità per i disabili di andare a scuola con il resto dei giovani.

Nonostante i grandi traguardi raggiunti, l’inclusione sociale è ancora una meta lontana. Il politico italiano Roberto Rosso afferma: “La disabilità, nella società di oggi, non è vista come un valore in cui potersi riconoscere, ma come un difetto da mascherare, da capire, da accettare, da accogliere, ma che sempre difetto resta”.

 

 

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